Arte Artisti
Corpo come linguaggio


La Body Art, il corpo come linguaggio, ha origini antichissime e riguarda il poter utilizzare il nostro corpo come strumento per parlare al mondo esterno: attraverso tatuaggi, piercing, pittura ed operazioni simili; a partire dalla fine degli anni ‘60, il corpo viene usato come forma di linguaggio estrema dalla corrente artistica della Body Art, gli artisti si esprimono soprattutto attraverso tagli e lacerazioni sulla carne, trasformismi vari ed umiliazioni sul corpo.

La corrente artistica della Body Art attinge alcune nozioni dall’espressionismo e dal teatro della crudeltà di Artaud. Alla base dell’utilizzo del corpo come linguaggio e come strumento per fare arte, c’è la voglia da parte degli artisti, di essere amati per come si è ed il desiderio narcisistico di mostrarsi per poter essere. La Body Art agisce nel presente, durante la durata della performance; attraverso l’uso del corpo come linguaggio questi artisti sottolineano il bisogno di essere accettati e di riacquistare, attraverso un atto presente, brutale e violento contro il proprio corpo, la propria identità, annullarsi per poi rinascere. Lo spettatore è un elemento importantissimo, senza di esso non avrebbe senso la Body Art, esso partecipa attivamente, tramite la sua emotività; la carica emotiva, sia dello spettatore che dell’artista, è un aspetto fondamentale del corpo come linguaggio e permette che l’atto ed il cambiamento si compiano. Come lo spettatore rimane scioccato dalla performance e ne riporta dentro “i segni” tornando a casa, anche il corpo dell’artista rimane segnato e impiegherà del tempo prima di guarire, ma l’artista interiormente si sentirà epurato rispetto a prima, essendosi esibito in questo atto “catartico”. L’uso di questo linguaggio estremo del corpo, gioca molto sull’aspetto attrazione-repulsione da parte dello spettatore, all’interno del macabro rituale che si mette in atto (dove solo attraverso l’arte è permessa l’approvazione sociale), in cui tornano a galla gli istinti primordiali dell’osservatore e si installa un legame intenso di complicità tra artista e fruitore, che permette al primo di stare bene ed al secondo di tirare fuori le sue intime e peggiori emozioni.

Questo modo di esprimersi attraverso un linguaggio così crudele, ed allo stesso tempo spontaneo, che prescinde dalle regole morali della società e rimette in gioco tutto, fa vedere il rovescio, la precarietà del concetto di normalità e della vita stessa. La caratteristica della Body Art degli anni ’70 è il contenuto ideologico di ribellione contro la morale comune; molto importante è anche l’esaltazione di connotazioni sessuali. Il linguaggio del corpo degli anni ’90, pur rimanendo cruento e mortificante, muta, non ha più quella connotazione ideologica degli inizi ed aggiunge nuovi significati: le identità mutanti, l’ibridismo e le contaminazioni tecnologiche.
Per chi desideri ulteriori approfondimenti sulla Body Art, molto acuto ed approfondito è il testo di Lea Vergine “Il corpo come linguaggio. Body Art e storie simili.”, edito per la prima volta nel 1974.

 
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